Il gioco delle bocce ha origini antiche. L´idea del lancio di pietre sferiche, documentata dalle pitture murali preistoriche, si confonde con il bisogno di difesa o di caccia. L´evoluzione ludica del gesto diviene evidente nelle prime civiltà, in particolare tra gli Egizi (birilli e piastrelle) e tra i Greci (lancio del peso), anche se sono attività lontane dal gioco attuale e più legate più alla forza.
Con i Romani invece diviene un gioco di abilità e acquisisce popolarità: il primo bocciodromo della Storia infatti è stato trovato a Pompei. Si gioca con un pallino e otto bocce di legno, più leggere e lisce per andare a punto, con regole più simili ai giorni nostri. Ci giocano imperatori come Augusto, ma anche poeti come Ovidio oltre che nobili e soldati.
La diffusione del gioco delle bocce in Europa la si deve proprio ai Romani, i cui legionari ne esportarono la tradizione nei territori conquistati: Francia (boules), Spagna (bochas), Inghilterra (bowls), dove infatti si svilupperà nei secoli successivi.
Nel primo medioevo è un gioco popolare, promosso dalle autorità e nel quale si cimentano sia nobili che popolani, sia donne che uomini. Si gioca a bocce, piastrelle e birilli all´aperto nei campi o sui viali nel verde (boules verds), da cui deriverà il nome parigino dei boulevard. La prima società bocciofila, la Southampton Bowling Green, nasce in Inghilterra nel 1294.
Dal 1300 invece il gioco subisce una serie di limitazioni e proibizioni da parte dei regnanti di tutta Europa, poichè assimilato al gioco d´azzardo che depauperava i bilanci famigliari e disturbava l´ordine pubblico. Tuttavia qualche voce favorevole si levò nei secoli successivi tra i medici dell´università di Montpellier, tra filosofi come Erasmo da Rotterdam, tra teologi come Lutero e Calvino. Durante il 1500 si specializza l´attrezzatura di gioco: bocce e pallini vengono costruiti in legni diversi (tasso, quercia e bosso) a seconda del peso desiderato o dell´effetto cromatico voluto; con forme diverse per ottenere traiettorie curve; con l´inserimento di un peso interno per dargli l´effetto.
Nel 1600 Carlo II, in Inghilterra, lo legalizza definitivamente e crea le prime regole di modalità del gioco. Intanto Bruegel il Vecchio dipinge paesaggi fiamminghi dove si gioca a bocce. A Venezia si gioca tra calli e campielli creando problemi di ordine pubblico ai Dogi; a Firenze di gioca sempre in Piazza delle Pallottole; a Roma si gioca in Piazza Navona.
Durante l´epoca Elisabettiana la leggenda vuole Sir Francis Drake impegnato in una partita a bocce, durante l´attacco della Invincibile Armada. Shakespeare ci parla del gioco delle bocce in ben due opere (Riccardo II e Antonio e Cleopatra); si parla di bocce nei romanzi picareschi spagnoli o in quelli francesi, dove giocano i popolani quanto i cardinali o gli artisti.
Il 1700 vede l´ostracismo verso questo gioco da parte degli Asburgo: nel Lombardo-Veneto viene vietato poichè “pregiudizievole sulla campagna” visto che i contadini vi si trastullano invece di lavorare i campi.
Nel 1751,in Francia si pubblica la famosa Enciclopedia dove, alla voce “boule” viene descritto il gioco e il suo più antico regolamento tecnico. Due anni dopo, a Bologna, Bisleghi pubblica “Il gioco pratico” che contiene anch´esso il regolamento delle “bocchie”.
Nel 1800 Napoleone entra a Milano e liberalizza nuovamente il gioco nella zona il quale si mescolerà con quello dalla grande tradizione lionese. A Lione le bocce infatti spopolavano tanto che nacque qui il “rito”, ancora oggi rispettato sui campi d´otralpe, del pegno che doveva pagare chi non riusciva a fare neanche un punto durante una partita. Lo sfortunato (o fortunato) giocatore era obbligato a “baiser le cul de Fanny”, una ragazza che frequentava i campi da bocce. Oggi naturalmente si bacia l´effige su piatti, calendari, statuette.
Dopo la seconda metà del secolo cominciano le prime gare nel Sud-Est della Francia, in Piemonte e Liguria. Nascono le prime società bocciofile. La prima in Italia, a Torino nel 1873, fu la Cricca Bocciofila del Martiri (giocavano sul sagrato della Chiesa dei Santi Martiri). E´ il mondo dei pionieri dell´associazionismo che porterà alla creazione della prima federazione. La semplicità delle regole fu il successo di questo sport: si gioca in spazi all´aperto non delimitatati, con “tutto buono” in gruppi di 2,3,4 giocatori con punteggi auto-stabiliti. Nel 1897 a Rivoli (To) si costituisce la prima federazione nazionale: l´Unione Bocciofila Piemontese a cui segue il primo vero regolamento. Nel 1900 l´Associazione Bocciofila Genovese organizza la prima gara nazionale. Nel 1919 le società piemontesi e liguri si fondano dando origine alll´Unione Bocciofile Italiane (U.B.I.), ma le bocciofile associate rimasero in maggioranza quelle del nord del paese. La prima bocciofila lombarda, la “Reverzina”, nacque nel 1922 a Cantù. Nello stesso anno l´U.B.I. si scinde e nasce la F.I.B. (Federazione Italiana Bocce ) che voleva distinguersi dall´agonismo promosso dall´Unione in favore dell´aspetto ricreativo e aggregativo del gioco. In Francia, sempre a Lione, vengono inventate le prime bocce di metallo, ma in Italia si gioca ancora con quelle di legno.
Nel 1924 l´U.B.I. si dota del primo statuto che gli varrà quale passaporto per le Olimpiadi di quell´anno a Parigi, come sport dimostrativo. Vi partecipano Francia, Italia (seconda class.) e Principato di Monaco. Si gioca con le regole francesi (bocce metalliche, campo tracciato, volo). Nel 1926 le due federazioni italiane si riunificano nella F.I.G.B. che ottiene il riconoscimento del Coni. In pieno ventennio fascista, nel 1929, passa però dal Coni al O.N.D. (Organizzazione Naz. Dopolavoro) e il gioco delle bocce viene declassato, ritornando nuovamente all´indirizzo ricreativo piuttosto che sportivo. L´O.N.D. tuttavia favorisce un maggior sviluppo del gioco e l´unificazione delle regole nonchè delle realtà boccistiche della penisola. Nello stesso periodo Luciano Raviolo, brevettando l´idea del suocero, realizza le prime bocce sintetiche che erano composte da una miscela di materiali vegetali legati insieme da resine artificiali. Riscossero subito successo perchè permettevano di variare diametro e peso indipendentemente, si potevano ottenere diversi colori, privilegiavano l´abilità e la tattica di gioco. Le bocce sintetiche inoltre svilupparono notevolmente la tecnica della “raffa”, da sempre diffusa in tutto il paese (tranne Piemonte e Liguria) e non contemplata dal gioco francese, comunque non gradito (poichè straniero) al regime fascita. Quindi la FIGB adotta subito le bocce sintetiche e nel 1931 impone un nuovo regolamento tecnico unificando il sistema di gioco, pur senza proibire totalmente i giochi locali.
Nel 1933 nasce l´Unione Bocciofila Svizzera.
Le gare nazionali erano più favorite dal regime e proliferano: Roma ospita i campionati nazionali nel 1933, Bologna quelli del 1937; A Modena e Milano si svolgono prestigiosi tornei, solo Torino rimane esclusa. Nel 1937 si svolge comunque a Sanremo (voluto da Badoglio) il I° Concorso Internazionale Boccistico al quale partecipano 13 nazioni. Si adottano i due sistemi di gioco e vince l´Italia. Nel 1939 gli eventi bellici misero un freno all´attività e Firenze ospita gli ultimi campionati italiani prima della guerra.
Nel 1945 termina il conflitto mondiale, cade il regime fascista e cala il sipario su mezzo secolo di attività federale.
Nel dopoguerra l´E.N.A.L. (Ente Naz. Assistenza Lavoratori) sostituisce l´OND.
La nuova federazione (F.I.B.) si divide, fra l´ispirazione ricreativa (Milano) e una nuova aspirazione sportiva (Torino): Quest´ultima rifonda l´UBI con velleità internazionali.
Nel 1948 si riuniscono di nuovo nell´ U.F.I.B. che viene riconosciuta nuovamente nel Coni con 2 sistemi di gioco (nazionale e internazionale). Ma ne escono presto: seguono anni di caos ai vertici federali e di continue scissioni fino alla soppressione dell´ ENAL e una definitiva riunificazione delle realtà federali esistenti, nel 1979, sotto la sigla dell´U.B.I. (Sez. Raffa e Volo), riconosciuta dal Coni come federazione effettiva.
Nel 1991 l´UBI diventa l´attuale F.I.B. (Federazione Italiana Bocce), si dota di un nuovo statuto e dell´attuale logo della boccia azzurra in movimento.
Nel 1997 le bocce italiane hanno compiuto un secolo di vita “ufficiale”.
In occasione del Centenario di Fondazione è stata pubblicata da Po.Li.Graf la “Storia delle bocce in Italia e nel Mondo” di Daniele Di Chiara, che può essere definita la Bibbia di questo sport.
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